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Meditaciones diarias

Il vescovo è un uomo che «sa vegliare con il suo popolo» con «un atteggiamento di vicinanza» e di coinvolgimento totale. E «il popolo sa riconoscere se il vescovo è un pastore» che costruisce un rapporto «intimo» tanto da «conoscere i nomi di tutti» per prendersene cura, oppure è «un impiegato» affarista «sempre con la valigia in mano». La missione del vescovo di «custodire e confermare la fede» è stata delineata e rilanciata da Papa Francesco nella messa celebrata venerdì 4 maggio a Santa Marta.

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Nelle grandi città sono sempre più spesso le badanti straniere a fare da seconde mamme e a trasmettere con la concretezza dell’amore e della testimonianza la fede ai bambini. E forse i genitori, presi da mille impegni di lavoro, dovrebbero riscoprire la bellezza del loro ruolo nel trasmettere la fede ai loro figli e non aspettare il catechismo in parrocchia o qualche saltuaria partecipazione alla messa. È un forte invito a essere testimoni del Vangelo per suscitare la curiosità in chi non crede, e aprire così il lavoro dello Spirto Santo, quello che Papa Francesco ha rilanciato giovedì mattina 3 maggio nella messa a Santa Marta. Con un pensiero e una preghiera particolari per tutti i genitori. E il suggerimento a non trasmettere la fede facendo proselitismo o cercando appoggi come per una squadra di calcio.

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I bambini sono particolarmente curiosi e nei telefonini, come in tutto il mondo virtuale, trovano anche «tante cose brutte» rischiando di finire «prigionieri di queste curiosità non buone». È da questa tentazione che Papa Francesco ha messo in guardia lunedì 30 aprile, celebrando la messa Santa Marta. E chiedendo di aiutare i giovani a saper discernere tra le tante proposte della quotidianità, il Pontefice ha indicato nello Spirito santo «la grande certezza» che risolve tutte «le nostre curiosità»: e lo fa come «compagno di viaggio, compagno della memoria e compagno maestro», non certo presentandosi a noi «con un pacco di risposte» già pronte.

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Per i cristiani il cielo non è «astratto o lontano» ma è «l’incontro da persona a persona con Gesù» che, mentre «noi siamo in cammino», ci aspetta «e prega per ciascuno di noi». Ricordando la fedeltà di Dio alla sua promessa Papa Francesco ha celebrato la messa venerdì 27 aprile a Santa Marta.

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Quanto potrebbe imparare ogni cristiano se, con «umiltà», si lasciasse guardare da Gesù «con lo stesso sguardo» con il quale il maestro guardò i suoi amici durante l’ultima cena. Potrebbe condividere il privilegio che fu degli apostoli di ricevere, e comprendere cosa significhi per la sua vita, l’«eredità di Gesù», il «testamento» che egli affidò a due gesti: l’istituzione dell’Eucaristia e la lavanda dei piedi.

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L’equilibrio della Chiesa ricorda quello della bicicletta che cade se sta ferma ma «va bene» se è in movimento. Ed è proprio dall’immobilismo, dalla rigidità del «si è sempre fatto così» che rende «prigionieri delle idee», dalle resistenze ideologiche a ogni cambiamento suggerito dallo Spirito, che Papa Francesco ha messo in guardia martedì 24 aprile durante la messa celebrata a Santa Marta.

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«L’evangelizzazione non si fa in poltrona» basandosi su «teorie», ma lasciando fare allo Spirito Santo. Lo stile giusto è andare verso le persone ed essere loro vicini, partendo sempre dalle «situazioni concrete»: quasi «un corpo a corpo» che si fa con la vita e la parola. È un «trattato» semplice e diretto sull’evangelizzazione quello proposto da Papa Francesco nella messa celebrata giovedì 19 aprile a Santa Marta.

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«La Chiesa ha bisogno che tutti noi siamo dei profeti», cioè «uomini di speranza», sempre «diretti» e mai «tiepidi», capaci di dire al popolo «parole forti quando vanno dette» e di piangere insieme se necessario. Ecco il profilo del profeta delineato da Papa Francesco nella messa celebrata martedì 17 aprile a Santa Marta. All’omelia il Pontefice ha proposto un vero e proprio «test» per riconoscere il profeta autentico. Che, ha spiegato, non è un annunciatore «di sventure» o «un giudice critico» e nemmeno «un rimproveratore per ufficio». Piuttosto è un cristiano che «rimprovera quando è necessario», sempre «spalancando le porte» e rischiando di persona anche «la pelle» per «la verità» e per «risanare le radici e l’appartenenza al popolo di Dio».

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«Come seguo Gesù?». È la semplice domanda che ogni cristiano dovrebbe porsi per comprendere se la sua è una fede autentica e sincera, o in qualche modo «interessata». Il rischio, infatti, è quello di annacquare la propria adesione a Cristo con i calcoli della convenienza. Lo ha sottolineato Papa Francesco nell’omelia della messa celebrata la mattina di lunedì 16 aprile a Santa Marta. Commentando la liturgia della parola, il Pontefice ha individuato le due possibili strade che si pongono di fronte a ogni battezzato: quella del protomartire Stefano, che, «pieno di grazia e di Spirito Santo» agiva «senza bilanciare le conseguenze» delle sue scelte, e quella della folla che si lasciava conquistare dai miracoli.

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En un mundo «demencial», cada vez «más esclavo» de modas, ambiciones y dinero, he aquí la verdadera libertad propuesta por Jesús mismo y realizada, también en las pruebas, por los apóstoles y por tantos cristianos que hoy son víctimas de las persecuciones, permaneciendo de todas formas siempre libres. Es un verdadero y auténtico himno a la libertad el lanzado por el Papa Francisco en la misa celebrada el viernes, 13 de abril, por la mañana en Santa Marta. «Una de las palabras que se repite mucho en este tiempo pascual es “libertad”, ser libres» hizo notar inmediatamente el Papa al inicio de la homilía. Y «Jesús, con su obra redentora, nos volvió a regalar la libertad, la libertad de los hijos».

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«Hoy los cristianos son perseguidos, degollados, ahorcados en África y en Oriente Medio, todavía más que en los primeros siglos», porque su «testimonio molesta» a un mundo que «resuelve todo con el dinero»: por otro lado «el soborno» llegó hace dos mil años incluso «al sepulcro» para corromper a las guardias y negar así la resurrección. Es un aliento a no tener miedo a «confesar a Jesús» el que el Papa Francisco relanzó en la misa celebrada el jueves 12 de abril en Santa Marta. Sugiriendo vivir la misma valiente experiencia que los apóstoles y esto es «una vida de obediencia, testimonio y concreción», sin buscar «compromisos mundanos» con una «fe al agua de rosas». «Este tiempo pascual —afirmó el Papa— es tiempo de alegría, la Iglesia quiere que sea así: tiempo de alegría, la alegría delante de la victoria del Cristo resucitado». Y para los mismos apóstoles «fue un tiempo de alegría» aunque «no era igual la alegría que ellos vivieron los primeros cincuenta días que esa que vivieron después de la venida del Espíritu Santo».

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