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Homilias

Un gran signo apareció en el cielo: una mujer vestida del sol, dice el vidente de Patmos en el Apocalipsis (12,1), señalando además que ella estaba a punto de dar a luz a un hijo. Después, en el Evangelio, hemos escuchado cómo Jesús le dice al discípulo: Ahí tienes a tu madre» (Jn 19,27). Tenemos una Madre, una Señora muy bella, comentaban entre ellos los videntes de Fátima mientras regresaban a casa, en aquel bendito 13 de mayo de hace cien años. Y, por la noche, Jacinta no pudo contenerse y reveló el secreto a su madre: Hoy he visto a la Virgen. Habían visto a la Madre del cielo. En la estela de luz que seguían con sus ojos, se posaron los ojos de muchos, pero…estos no la vieron. La Virgen Madre no vino aquí para que nosotros la viéramos: para esto tendremos toda la eternidad, a condición de que vayamos al cielo, por supuesto.

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Hoy, III domingo de Pascua, el Evangelio nos habla del camino que hicieron los dos discípulos de Emaús tras salir de Jerusalén. Un Evangelio que se puede resumir en tres palabras: muerte, resurrección y vida.

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Oggi la Chiesa ripete, canta, grida: “Gesù è risorto!”. Ma come mai? Pietro, Giovanni, le donne sono andate al Sepolcro ed era vuoto, Lui non c’era. Sono andati col cuore chiuso dalla tristezza, la tristezza di una sconfitta: il Maestro, il loro Maestro, quello che amavano tanto è stato giustiziato, è morto. E dalla morte non si torna. Questa è la sconfitta, questa è la strada della sconfitta, la strada verso il sepolcro. Ma l’Angelo dice loro: “Non è qui, è risorto”. E’ il primo annuncio: “E’ risorto”. E poi la confusione, il cuore chiuso, le apparizioni. Ma i discepoli restano chiusi tutta la giornata nel Cenacolo, perché avevano paura che accadesse a loro lo stesso che accadde a Gesù. E la Chiesa non cessa di dire alle nostre sconfitte, ai nostri cuori chiusi e timorosi: “Fermati, il Signore è risorto”. Ma se il Signore è risorto, come mai succedono queste cose? Come mai succedono tante disgrazie, malattie, traffico di persone, tratte di persone, guerre, distruzioni, mutilazioni, vendette, odio? Ma dov’è il Signore? Ieri ho telefonato a un ragazzo con una malattia grave, un ragazzo colto, un ingegnere e parlando, per dare un segno di fede, gli ho detto: “Non ci sono spiegazioni per quello che succede a te. Guarda Gesù in Croce, Dio ha fatto questo col suo Figlio, e non c’è un’altra spiegazione”. E lui mi ha risposto: “Sì, ma ha domandato al Figlio e il Figlio ha detto di sì. A me non è stato chiesto se volevo questo”. Questo ci commuove, a nessuno di noi viene chiesto: “Ma sei contento con quello che accade nel mondo? Sei disposto a portare avanti questa croce?”. E la croce va avanti, e la fede in Gesù viene giù. Oggi la Chiesa continua a dire: “Fermati, Gesù è risorto”. E questa non è una fantasia, la Risurrezione di Cristo non è una festa con tanti fiori. Questo è bello, ma non è questo è di più; è il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. Cristo è risorto, questo significa. In questa cultura dello scarto dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra – Gesù - è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: “Guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti. Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato”. Cosa ci dice la Chiesa oggi davanti a tante tragedie? Questo, semplicemente. La pietra scartata non risulta veramente scartata. I sassolini che credono e si attaccano a quella pietra non sono scartati, hanno un senso e con questo sentimento la Chiesa ripete dal profondo del cuore: “Cristo è risorto”. Pensiamo un po’, ognuno di noi pensi, ai problemi quotidiani, alle malattie che abbiamo vissuto o che qualcuno dei nostri parenti ha; pensiamo alle guerre, alle tragedie umane e, semplicemente, con voce umile, senza fiori, soli, davanti a Dio, davanti a noi diciamo “Non so come va questo, ma sono sicuro che Cristo è risorto e io ho scommesso su questo”. Fratelli e sorelle, questo è quello che ho voluto dirvi. Tornate a casa oggi, ripetendo nel vostro cuore: “Cristo è risorto”.
C’era Gesù a cena, con loro nell’ultima cena e, dice il Vangelo, “sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre”. Sapeva che era stato tradito e che sarebbe stato consegnato da Giuda quella stessa notte. “Avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò fino alla fine”. Dio ama così: fino alla fine. E dà la vita per ognuno di noi, e si vanta di questo, e vuole questo perché Lui ha amore: “Amare fino alla fine”. Non è facile, perché tutti noi siamo peccatori, tutti abbiamo i limiti, i difetti, tante cose. Tutti sappiamo amare, ma non siamo come Dio che ama senza guardare le conseguenze, fino alla fine. E da l’esempio: per far vedere questo, Lui che era “il capo”, che era Dio, lava i piedi ai suoi discepoli. Quello di lavare i piedi era un’abitudine che si faceva, all’epoca, prima dei pranzi e delle cene, perché non c’era l’asfalto e la gente camminava nella polvere. Pertanto, uno dei gesti per ricevere una persona a casa, e anche a mangiare, era lavarle i piedi. Questo lo facevano gli schiavi, lo facevano quelli che erano schiavizzati, ma Gesù capovolge e lo fa Lui. Simone non voleva farlo, ma Gesù gli spiegò che era così, che Lui è venuto al mondo per servire, per servirci, per farsi schiavo per noi, per dare la vita per noi, per amare sino alla fine.

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«El Espíritu del Señor está sobre mí, porque él me ha ungido para que dé la Buena noticia a los pobres, me ha enviado a anunciar la libertad a los cautivos y la vista a los ciegos, para poner en libertad a los oprimidos» (Lc 4, 18). El Señor, Ungido por el Espíritu, lleva la Buena Noticia a los pobres. Todo lo que Jesús anuncia, y también nosotros, sacerdotes, es Buena Noticia. Alegre con la alegría evangélica: de quien ha sido ungido en sus pecados con el aceite del perdón y ungido en su carisma con el aceite de la misión, para ungir a los demás. Y, al igual que Jesús, el sacerdote hace alegre al anuncio con toda su persona. Cuando predica la homilía, —breve en lo posible— lo hace con la alegría que traspasa el corazón de su gente con la Palabra con la que el Señor lo traspasó a él en su oración. Como todo discípulo misionero, el sacerdote hace alegre el anuncio con todo su ser. Y, por otra parte, son precisamente los detalles más pequeños —todos lo hemos experimentado— los que mejor contienen y comunican la alegría: el detalle del que da un pasito más y hace que la misericordia se desborde en la tierra de nadie. El detalle del que se anima a concretar y pone día y hora al encuentro. El detalle del que deja que le usen su tiempo con mansa disponibilidad…

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Esta celebración tiene como un doble sabor, dulce y amargo, es alegre y dolorosa, porque en ella celebramos la entrada del Señor en Jerusalén, aclamado por sus discípulos como rey, al mismo tiempo que se proclama solemnemente el relato del evangelio sobre su pasión. Por eso nuestro corazón siente ese doloroso contraste y experimenta en cierta medida lo que Jesús sintió en su corazón en ese día, el día en que se regocijó con sus amigos y lloró sobre Jerusalén.

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Le Letture di oggi ci parlano del Dio della vita, che vince la morte. Soffermiamoci, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro del suo amico Lazzaro.

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Abbiamo appena ascoltato l’annuncio più importante della nostra storia: l’annunciazione a Maria (cfr Lc 1,26-38). Un brano denso, pieno di vita, e che mi piace leggere alla luce di un altro annuncio: quello della nascita di Giovanni Battista (cfr Lc 1,5-20). Due annunci che si susseguono e che sono uniti; due annunci che, comparati tra loro, ci mostrano quello che Dio ci dona nel suo Figlio.

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Dos veces se hace referencia, en este pasaje del Evangelio (cf. Mateo 17, 1-9), a la belleza de Jesús, de Jesús-Dios, Jesús luminoso, de Jesús lleno de alegría y de vida. Primero, en la visión: «Y se transfiguró». Se transfigura ante ellos, ante los discípulos: «su rostro se puso brillante como el sol y sus vestidos se volvieron blancos como la luz». Y Jesús se transforma, se transfigura. La segunda vez, mientras bajaban del monte, Jesús les ordenó que no hablasen de esta visión antes de que Él no hubiese resucitado de entre los muertos, es decir en la resurrección Jesús tendrá —había tenido, pero en ese momento todavía no había resucitado— el mismo rostro luminoso, brillante, ¡así será! Pero ¿qué quería decir? Que entre esta transfiguración, tan hermosa, y esa resurrección, habrá otro rostro de Jesús: habrá un rostro no tan bonito; habrá un rostro feo, desfigurado, torturado, despreciado, sangriento por la corona de espinas... Todo el cuerpo de Jesús estará precisamente como una cosa para descartar. Dos transfiguraciones y en medio Jesús Crucificado, la cruz. ¡Debemos mirar mucho la cruz! Es Jesús-Dios —«este es mi Hijo», «este es mi Hijo, el amado»—, Jesús, el Hijo de Dios, Dios mismo, en el cual el Padre se complace: ¡Él se aniquiló para salvarnos! y para usar una palabra demasiado fuerte, demasiado fuerte, quizás una de las palabras más fuertes del Nuevo Testamento, una palabra que usa Pablo: se ha hecho pecado (cf. 2 Corintios 5, 21). El pecado es la cosa más fea; el pecado es la ofensa a Dios, el bofetón a Dios. Es decir a Dios: «Tú no me importas, yo prefiero esto...». Y Jesús se hizo pecado, se aniquiló, se abajó hasta ahí... Y para preparar a los discípulos a no escandalizarse de verle así, en la cruz, hizo esta transfiguración.

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Volved a mí de todo corazón… volved a mí» (Jl 2,12), es el clamor con el que el profeta Joel se dirige al pueblo en nombre del Señor; nadie podía sentirse excluido: llamad a los ancianos, reunid a los pequeños y a los niños de pecho y al recién casado (cf. v. 6). Todo el Pueblo fiel es convocado para ponerse en marcha y adorar a su Dios que es «compasivo y misericordioso, lento a la cólera y rico en piedad» (v.13).También nosotros queremos hacernos eco de este llamado; queremos volver al corazón misericordioso del Padre. En este tiempo de gracia que hoy comenzamos, fijamos una vez más nuestra mirada en su misericordia. La cuaresma es un camino: nos conduce a la victoria de la misericordia sobre todo aquello que busca aplastarnos o rebajarnos a cualquier cosa que no sea digna de un hijo de Dios. La cuaresma es el camino de la esclavitud a la libertad, del sufrimiento a la alegría, de la muerte a la vida. El gesto de las cenizas, con el que nos ponemos en marcha, nos recuerda nuestra condición original: hemos sido tomados de la tierra, somos de barro. Sí, pero barro en las manos amorosas de Dios que sopló su espíritu de vida sobre cada uno de nosotros y lo quiere seguir haciendo; quiere seguir dándonos ese aliento de vida que nos salva de otro tipo de aliento: la asfixia sofocante provocada por nuestros egoísmos; asfixia sofocante generada por mezquinas ambiciones y silenciosas indiferencias, asfixia que ahoga el espíritu, reduce el horizonte y anestesia el palpitar del corazón. El aliento de la vida de Dios nos salva de esta asfixia que apaga nuestra fe, enfría nuestra caridad y cancela nuestra esperanza. Vivir la cuaresma es anhelar ese aliento de vida que nuestro Padre no deja de ofrecernos en el fango de nuestra historia.

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Incontro con i bambiniIl parroco:

Alessandro è un ragazzo intelligentissimo. Qualche domenica fa, a proposito della chiamata degli Apostoli, ho detto: “Se oggi viene Gesù e ti chiama, chi è disposto ad andare?”, e hanno alzato la mano in diversi. Tra cui lui. Alessandro, qui c’è Sua Santità Papa Francesco, il Vicario di Cristo, e puoi domandargli tutto quello che vuoi.

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